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EGITTO

Egitto, il campo minato di Morsi

Il neopresidente annunciato dopo giorni di trattative con la Giunta militare. Incognita sugli accordi per il ripristino del Parlamento, sul giuramento e sull'aspetto futuro del Paese.

lunedì 25 giugno 2012 14:35

Roma, 25 giugno 2012, Nena News. Alla fine, la rivoluzione egiziana ha premiato i Fratelli Musulmani. Con il 51,73 percento dei voti Mohammed Morsi, il candidato della Fratellanza, ha battuto Ahmed Shafiq - ex-primo ministro del deposto presidente Hosni Mubarak - ed è diventato il primo presidente eletto democraticamente della storia d'Egitto. Il risultato del voto, avvenuto al secondo turno il 16 e il 17 giugno scorsi, è stato comunciato solo ieri pomeriggio dalla Commissione Elettorale, che ha rinviato la data dell'annuncio per giorni: secondo le dichiarazioni del presidente della Commissione Farouk Sultan, era a causa dei circa 400 ricorsi presentati ancora da esaminare, ma era in realtà in corso una trattativa tra Morsi e la Giunta militare al potere, trattativa confermata sia dall'esercito che dall'ufficio della Fratellanza.
"Il presidente Morsi - ha dichiarato Essam Haddad, funzionario del partito islamico - e la sua squadra hanno avuto dei colloqui con la Giunta militare per ripristinare il Parlamento democraticamente eletto e per risolvere altre questioni". Alcune fonti della Fratellanza avrebbero dichiarato alla Reuters che sperano che i militari permettano un ritorno di una parte del parlamento sciolto in cambio della nomina di un governo e un'amministrazione su cui siano d'accordo.
E' anche mistero sul giuramento del prossimo 30 giugno, data in cui i militari hanno promesso di passare ufficialmente il potere al neopresidente. Secondo il quotidiano al-Ahram, al neoeletto è stato ordinato di giurare davanti all'Alta Corte Costituzionale invece che davanti al Parlamento, sciolto alcuni giorni fa per una sentenza della Corte stessa che aveva dichiarato incostituzionale la legge elettorale con la quale si era votato per l'Assemblea. Giurare di fronte alla Corte implicherebbe la tacita accettazione della decisione, che è invece fortemente osteggiata dai Fratelli Musulmani. E infatti Sa'id el-Husseini, dell'ufficio esecutivo della Fratellanza, ha dichiarato oggi che Morsi giurerà davanti al Parlamento, in barba alla sentenza della Corte.
Non è chiaro come le due parti potranno accordarsi su questo punto, ed è ancora meno chiaro se Morsi accetterà una revisione della Camera Bassa, in cui il Fratelli Musulmani avevano ottenuto la maggioranza: essa è stata l'unica a essere sciolta, mentre la Camera Alta - o Consiglio della Shura - sebbene eletta con la stessa legge, non è stata toccata. Lo scenario più probabile è che si giunga al compromesso, con una Camera Bassa ribilanciata non più a maggioranza islamista. Nonostante infatti la Fratellanza abbia accusato la Corte, in complicità con la Giunta militare, di voler sovvertire il volere del popolo, non si è mai sbilanciata troppo contro l'esercito o contro i magistrati. E infatti, a poche ore dalla sua elezione, Morsi ha scritto parole di elogio per la magistratura "giusta e onorevole" e per "gli uomini coraggiosi dell'esercito e della polizia che hanno protetto il processo democratico con tutti gli onori" sul suo sito.
Per poter sopravvivere, l'amministrazione Morsi dovrà sottoporsi anche a compromessi in politica estera. La mossa finora più inaspettata è stata quella dell'apertura all'Iran, come dichiarato oggi da Morsi stesso in un'intervista all'agenzia iraniana Fars: un "bilanciamento strategico nella regione" nuovo di zecca, dopo 30 anni di relazioni inesistenti dell'era Mubarak scanditi da una solida alleanza con Stati Uniti e Israele. La risposta iraniana non si è fatta attendere: le autorità persiane hanno acclamato la vittoria di Morsi, una "splendida cisione di democrazia", fase finale di una "rinascita islamica".
Ed è festa anche a Gaza, bunker di Hamas affiliato alla Fratellanza, che ha definito l'evento "un momento storico della regione" soprattutto dopo che in campagna elettorale i Fratelli Musulmani avevano dichiarato di voler sostenere i palestinesi "nella loro lotta legittima". Rimane però l'incognita delle relazioni con Israele, messe in crisi dopo che la Fratellanza lo scorso anno aveva dichiarato che, in caso di vittoria, il trattato di pace con lo Stato ebraico avrebbe potuto essere rivisto. E infatti Tel Aviv ha giocato d'anticipo, congratulandosi per l'esito del processo democratico egiziano e auspicando il rispetto dei trattati stipulati per una stabilità dell'area.
In attesa dell'evolversi della situazione politica, si pensa già a come potrà essere il nuovo Egitto in salsa islamica. Nell'agenda dei Fratelli Musulmani c'è sempre stata la volontà di avvicinare le istituzioni alla tradizione musulmana, con maggiore riferimento alla Shari'a, ma Morsi ha assicurato di non voler imporre uno stato teocratico. E mentre piazza Tahrir festeggia, nel resto del paese cominciano i primi incidenti. Nella provincia di Assiut un ragazzo è rimasto ucciso e due sue parenti ferite in uno scontro a fuoco tra i membri della sua famiglia, sostenitori di Morsi, e una famiglia vicina, partigiana di Shafiq e del vecchio regime. A Minya, invece, il fuoco delle celebrazioni ha ucciso una donna affacciata al balcone. Nena News.