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CULTURA

Donazioni islamiche, ingenti ma non sempre efficaci

E' enorme il volume delle elemosine e altre donazioni raccolte nel mondo dai fedeli musulmani. Ma non sempre sono impiegate in modo razionale, spiega l'Onu

adminSito
mercoledì 4 luglio 2012 10:14

di Eleonora Vio

Roma, 04 luglio 2012, Nena News - Se oggi il mondo arabo e' in una spirale "rivoluzionaria" dalle complesse trame politiche e dalle galoppanti mire internazionali, una soluzione alla precaria situazione economica diffusasi nella regione potrebbe essere più prossima di quel che sembra e non richiedere alcuna intrusione esterna. Analisti finanziari islamici stimano che tra i 200 milioni e il trilione di dollari ogni anno escono dalle tasche dei fedeli musulmani sotto forma di elemosine "obbligatorie" (zaqat) e beneficienza volontaria (sadaqa) - secondo ciò che riporta l'agenzia di stampa IRIN dell'ONU. "Donare non dovrebbe essere guidato dal desiderio di mostrare che si è delle brave persone. Dovrebbe essere mirato ed effettivo," spiega però a "IRIN" Tariq Cheema, presidente del Congresso Mondiale dei Filantropi Musulmani (WCMP), un'organizzazione volta a consigliare i donatori musulmani a come accrescere la sostenibilità e la responsabilità dei fondi devoluti.

Sempre l'ONU, e il suo Sistema di Rintracciamento Finanziario, porta a galla un dato significativo. L'ammontare annuo di zaqat e sadaqa nel mondo arabo è di ben 15 volte superiore ai contributi donati per scopi umanitari dal mondo intero, stimati 'appena' intorno ai 13 milioni di dollari.

Se si tiene conto del fatto che il volume dei fondi depositati dai contribuenti occidentali decresce giorno dopo giorno dalla ben lungi dall'esser arginata recessione economica corrente e che, dai dati raccolti da IRIN, un quarto della popolazione musulmana vive sotto la soglia dei $1,25 al giorno, il generoso gruzzolo musulmano potrebbe fungere da vero e proprio ago della bilancia.

Purtroppo però, sebbene i numeri sembrino parlare chiaro, "Milioni di dollari donati sotto forma di zaqat e sadaqa sono inefficienti alla lunga," afferma ancora Cheema.
Cerchiamo di capire in cosa consiste il problema.
Quando Cheema parla di somme inefficienti, si riferisce a una pratica di beneficienza alquanto diffusa tra i donatori musulmani. La religione islamica richiede che i fedeli donino annualmente il 2,5% delle loro ricchezze e beni ai poveri, e a tale zaqat si sommano le ancor più consistenti sadaqa. Il contribuente devolve però tale denaro senza ricevere istruzioni e pensa a fare del bene come può e in scala ridotta, donando perciò provvigioni ai poveri, aiutando gli orfani e costruendo moschee.

Persone come Cheema mirano, invece, a progetti dalla ben più ampia portata. "Siamo qui per apportare un reale cambiamento nella cultura: uno slittamento paradigmatico dal dare convenzionale e generoso a quello più propriamente strategico.", aggiunge con lungimiranza. "Ci sono molti soldi che hanno bisogno di essere incanalati verso lo sviluppo."

Nei tempi passati, le awqaf (donazioni religiose) costituivano uno dei cardini sui quali si poggiava la cosiddetta Età dell'Oro della civilizzazione islamica, datata tra 8° e 13° secolo d.C. Si deve alla colonizzazione occidentale la stagnazione del sistema delle donazioni religiose nel mondo musulmano. Ciò avvenne, in primo luogo, per la mala gestazione di tali fondi benefici da parte delle autorità appuntate e, in secondo luogo, per l'incapacità di adattare le suddette alle nuove leggi vigenti.

Attualmente uno degli scogli più difficili da superare è la scarsa fiducia accordata dai contribuenti ai rispettivi governi. Se si guarda allo sperpero di capitali e all'accentramento di beni nelle mani di ristrette élite nel mondo musulmano, difficilmente si oserà dar loro torto. Per non dover dipendere dalla benevolenza delle alte cariche dello stato, ONG e altri istituti indipendenti sono stati creati con lo scopo di mutare la cosiddetta "cultura della carità" in un vero e proprio business dagli scopi umanitari.

Molte ONG musulmane, che devono l'80% delle loro risorse a zakat e sadaqa, stanno convertendo i loro obiettivi interni verso progetti di sviluppo sostenibile, come piani di micro-finanza islamica a interesse zero o di supporto per il sostentamento, d'indirizzamento dei sermoni degli imam (le più alte cariche religiose nell'Islam sunnita) verso i diritti di minori o di educazione dei leader spirituali stessi sulle problematiche correnti. Per citare un esempio concreto, nel 2007 il Gran Mufti d'Egitto - la seconda carica religiosa più importante del paese - ha aperto il secondo ospedale più grande al mondo per la cura del cancro ai minori grazie alle cospicue zakat raccolte in seguito a una campagna volta a legittimare l'inusuale azione benefica.

Tra qualche settimana la festività islamica di Eid al-Adha avrà inizio. Che fine faranno i milioni di animali macellati in sacrificio ad Abramo? Se si dovesse ripetere l'uso e consumo degli anni passati ci si aspetta uno spreco di carni pari a milioni, forse trilioni, di dollari. Una soluzione però potrebbe essere più prossima di quel che si crede. Nel 2011, il noto studioso musulmano Yusuf al-Qaradawi si è fatto portavoce e fautore di una campagna volta a inscatolare la carne avanzata (e sprecata) durante Eid e spedirla all'estero per la comune distribuzione. Ancora, ONG come Muslim Aid o Awqaf New Zealand hanno cominciato a sponsorizzare la vendita di animali appartenenti a poveri contadini a ONG e a utilizzare le carni animali meno prelibate come fonte di introiti.

E' il Corano a dire che uno dei modi per essere ripagati delle buone azioni commesse in vita una volta giunti nell'al-di-là consiste nel lasciare in terra una qualche forma inestinguibile di sadaqa. Pertanto, se centralizzare le donazioni religiose dei singoli individui musulmani in progetti di sostenibilità a lungo termine e dall'ampio raggio d'azione dovesse avere successo, a beneficiarne potrebbero essere non solo i molti musulmani bisognosi ma pure i fedeli musulmani tutti e il loro debito nei confronti del Profeta. Nena News