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SIRIA

Siria, il mondo si spacca su una crisi senza soluzione

Mosca accusa: l'Occidente distorce l'accordo ONU. Damasco: la Turchia insanguina la Siria. Opposizioni divise. Rapporto HRW: torture sistematiche contro i ribelli.

Emma Mancini
mercoledì 4 luglio 2012 11:56

La conferenza di Ginevra
La conferenza di Ginevra

di Emma Mancini

Roma, 04 luglio 2012, Nena News - A pochi giorni dalla road map tracciata a Ginevra dai poteri occidentali sotto la supervisione dell'inviato ONU Kofi Annan, il mondo torna a spaccarsi sulla crisi siriana. A poco è valso l'appello dell'ex segretario generale delle Nazioni Unite, che aveva chiamato all'unità internazionale per permettere alla Siria di uscire dalla guerra civile che sta insanguinando il Paese da oltre 16 mesi.

Le accuse della Russia: "Assad deve restare". Secondo Mosca, i poteri occidentali stanno cercando di "distorcere" il significato dell'accordo raggiunto a Ginevra: una transizione pacifica attraverso la creazione di un governo di unità nazionale, a cui partecipino sia membri dell'esecutivo guidato dal presidente Bashar Al-Assad che i gruppi di opposizione.

Ma, ha commentato il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, i Paesi occidentali hanno letto nella dichiarazione finale più di quello che è scritto su carta, ovvero la deposizione del presidente Assad: "L'accordo di Ginevra non va interpretato. Dobbiamo seguire esattamente quello che prevede, quello che è esattamente riportato nel documento". Commenti che arrivano in risposta agli Stati Uniti che avevano subito fatto pressioni per l'allontanamento di Bashar Al-Assad, un allontanamento che secondo la Russia non è affatto previsto nell'accordo.

In questi giorni, infatti, diversi Paesi occidentali hanno chiesto alla Russia di intervenire presso il presidente siriano per convincerlo a lasciare il potere. In cambio, otterrebbe l'asilo politico. Un'intesa che fa storcere il naso al governo russo.

Siria vs. Turchia: Erdogan responsabile del bagno di sangue nel Paese. Non si attenua il clima di tensione tra Ankara e Damasco. Oggi ad intervenire nuovamente contro l'ex alleato turco è stato lo stesso presidente Assad che ha accusato il premier Erdogan di essere responsabile delle violenze nel Paese, interferendo negli affari interni siriani e fornendo appoggio logistico ai gruppi di opposizione.

Inoltre, secondo Assad, la Turchia mantiene il piede in due staffe, destabilizzando così Damasco: da una parte, chiede alla Siria di introdurre riforme politiche democratiche, dall'altra rinfocola le divisioni interne aiutando i ribelli ad uccidere civili.

Immediata la risposta turca, giunta per bocca del ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu, che definisce le parole di Assad delle bugie e accusa il regime siriano di non aver alcun rimorso per le violenze compiute.

Human Rights Watch: un "arcipelago" di torture. Le violenze sono state documentate dall'organizzazione internazionale Human Rights Watch nel nuovo rapporto presentato ieri sulle torture sistematiche che il regime siriano di Bashar Al-Assad porta avanti dal marzo 2011 in 27 centri detentivi sparsi per tutto il Paese.

Il rapporto si basa sulle interviste a oltre 200 ex detenuti (uomini, donne e bambini) e allega i nomi degli ufficiali governativi a capo di ogni singola prigione, tutte gestite dalle quattro agenzie di intelligence di Stato.

La descrizione delle torture compiute contro i prigionieri, accusati di far parte dei gruppi di opposizione al regime di Assad, è precisa e terribile: gli aguzzini strappano via le unghie dalle dita, gettano acido, infliggono elettro-shock ai genitali, infilano aghi nelle orecchie, nelle mani e nel petto.

Il report pubblicato ieri parte dal momento dell'arresto per raccontare tutte le fasi della detenzione. I sospetti vengono arrestati senza che venga loro mossa alcuna accusa ufficiale e detenuti per periodi che vanno da pochi giorni a diversi mesi. Si calcola che oltre 500 persone siano morte in custodia, o giustiziati o deceduti per i pestaggi dei secondini.

"Quello che vogliamo è inchiodarli alle proprie responsabilità, non ci sono giustificazioni per tali orribili crimini - ha detto il ricercatore di HRW, Ole Solvang - Gli abusi sistematici mostrano una politica di Stato fatta di torture e violenze e che costituisce un crimine contro l'umanità". Con la pubblicazione del rapporto, Human Rights Watch si è rivolto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite chiedendo che denunci i crimini commessi in Siria alla Corte Penale Internazionale. Un passo che la Russia non intende compiere: da tempo Mosca si oppone ad una simile presa di posizione, condivisa anche dalla Cina.

Guarda il video di Human Rights Watch

La divisione dell'opposizione siriana. Dalla conferenza del Cairo i gruppi di opposizione al regime di Assad sono usciti ancora più divisi. E la speranza di giungere all'unità si fa flebile, tanto che le differenze tra i diversi partiti - come scrive oggi il quotidiano libanese an-Nahar - sono maggiori delle incongruenze delle diverse fazioni con l'attuale governo.

L'Esercito Libero Siriano è arrivato a definire la conferenza "una cospirazione dopo le pericolose decisioni prese a Ginevra". Dall'altra parte, il Consiglio Nazionale Siriano ha lamentato una mancanza di coraggio da parte delle Nazioni Unite che non vogliono optare per un intervento armato nello stile di quello contro la Libia del colonnello Gheddafi.

Al Cairo erano presenti 250 gruppi di opposizione a Bashar, tra quelli di stanza in Siria e quelli in esilio all'estero, tra quelli laici di èlite lontani dalla base e quelli religiosi. E an-Nahar si chiede: se ci sono anche 250 diversi punti di vista, si spiega perché il regime di Bashar è riuscito a sopravvivere fino ad oggi. Nena News