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LIBIA

Urne aperte oggi in Libia

2.7 milioni di cittadini eleggono l'Assemblea Costituente. La Cirenaica potrebbe boicottare le votazioni. Gli abitanti di Sirte, la citta' di Gheddafi, non si presenteranno alle urne

Emma Mancini
sabato 7 luglio 2012 02:08

Le proteste a Bengasi contro le elezioni (Foto: AFP)
Le proteste a Bengasi contro le elezioni (Foto: AFP)

di Emma Mancini

Roma, 06 luglio 2012, Nena News - Urne aperte nella Libia del post-Gheddafi. Oggi andranno a votare oltre 2.7 milioni di libici (l'80% degli aventi diritto al voto), cittadini che si sono iscritti nelle scorse settimane alle liste elettorali. Il popolo libico è chiamato a eleggere l'Assemblea Costituente, che avrà il compito di redigere la nuova Costituzione del Paese.

Nelle 72 circoscrizioni sono 200 i seggi previsti nel Congresso Generale Nazionale, 120 per gli indipendenti e i restanti 80 per i membri di partito. I candidati eletti sono chiamati a nominare il nuovo esecutivo e l'Assemblea Costituente. Una volta terminate le elezioni, il Consiglio Nazionale Transitorio - il governo che ha guidato il Paese dopo la caduta del colonnello - lascerà il potere.

Si tratta delle prime elezioni dal 1969, anno della Rivoluzione Verde che portò al potere il colonnello Muammar Gheddafi e depose l'allora re libico, Idris.

Una vera transizione? Si prevede che l'80% dei libici aventi diritto al voto si recherà alle urne, ultimo passo di una rivolta subito presa in mano e gestita dai poteri occidentali e determinata dall'intervento armato della NATO. Difficile parlare di primavera araba nel caso libico, a causa delle manipolazioni esterne che hanno guidato i fucili dei "ribelli".

Ma ora è il momento per il popolo di Libia di esprimere liberamente il proprio pensiero e di portare ad una vera e concreta transizione di potere. Una transizione che potrebbe essere determinata anche dalla significativa ripresa economica trainata dalla produzione petrolifera. Superati abbondantemente i livelli di estrazione precedenti all'attacco della NATO, le consistenti entrate economiche possono rappresentare lo strumento principe per stabilizzare l'economia e le istituzioni. Sotto l'ombrello occidentale, che all'indomani della caduta di Gheddafi, non ha perso tempo a stringere succulenti accordi di vendita dell'oro nero libico.

Bengasi chiede il boicottaggio delle elezioni, Sirte non si presenta. Ma non mancano le polemiche in vista del primo voto libero e democratico della Libia post-rivoluzione. A scatenare le proteste è la sempreverde rivalità tra Tripolitania e Cirenaica, tra Tripoli e Bengasi, e la suddivisione dei seggi: 100 alla Tripolitania, 60 alla Cirenaica e 40 al Fezzan.

Immediata la reazione di Bengasi, da sempre focolaio di spinte federaliste e autonomiste: Il Consiglio Regionale della Cirenaica ha invitato a boicottare il voto di domani. La scorsa settimana il quartier generale della Commissione Elettorale di Bengasi è stato preso d'assalto e dato alle fiamme da circa 300 manifestanti, che chiedono una più equa distribuzione dei seggi dell'Assemblea Costituente. Nella notte di ieri, nella città di Ajdabiya, a pochi chilometri da Bengasi, un incendio doloso ha distrutto il materiale elettorale.

Lo stesso Mustafa Abdul Jalil, presidente del Consiglio Nazionale di Transizione, ha ammesso in televisione che la distruzione dei seggi non può considerarsi corretta, invitando però a non metterla in discussione per il bene del Paese e dell'unità nazionale. Impossibile, ha detto Jalil, modificare il numero dei seggi a poche ore dalle elezioni.

Infine, il caso di Sirte. La città natale di Gheddafi rimane fedele al colonnello: bassissima la percentuale di registrazioni alle liste elettorali. Qua il boicottaggio è già reale.

Le violenze non cessano, milizie armate ancora attive. Nonostante nelle principali città libiche si respiri un clima di relativa calma, non cessano le violenze. Attacchi da parte di milizie armate proseguono, soprattutto per la mancanza di una forza di polizia strutturata e organizzata. La Libia non è pacificata e in molti hanno l'impressione di vivere in uno Stato senza legge.

A incrementare la tensione sono soprattutto le milizie di opposizione a Gheddafi, che dopo la caduta del colonnello hanno rifiutato di abbandonare le armi, utilizzate oggi come strumento di pressione politica. Basta ricordare l'assedio all'aeroporto di Tripoli, il mese scorso, da parte di gruppi armati provenienti dal Sud del Paese che pretendevano la liberazione dal carcere di uno dei loro membri. Una serie di violenze che dal mese di febbraio ad oggi hanno provocato già cento vittime tra i civili.

I partiti candidati. Oltre ai candidanti indipendenti, tra i 142 partiti nati nell'ultimo anno, sono tre le maggiori fazioni nazionali che si scontreranno alle elezioni di domani. Da una parte le fazioni islamiste: i Fratelli Musulmani - rappresentati in Libia dal partito Giustizia e Sviluppo, guidato dall'ex prigioniero politico Mohammed Sawan - e il partito della Nazione di Abdel Hakim Belhaj, uno dei leader della rivolta contro il regime e secondo alcuni vicino al movimento di Al Qaeda.

Dall'altra parte, la fazione più liberale e vicina al mondo occidentale: l'Alleanza delle Forze Nazionali, guidata dall'ex premier Mahmoud Jibril, in carica lo scorso anno subito dopo la caduta di Gheddafi, e rappresentate di centinaia di organizzazioni della società civile e da ben 58 partiti.

Secondo osservatori internazionali e locali, entrambi i partiti islamisti possono ottenere un buon risultato, sia per la presenza strutturata nel Paese - da Tripoli a Bengasi - sia perché rappresentano per la popolazione libica il vero cambiamento. L'Alleanza delle Forze Nazionali è vista da molti, soprattutto in Cirenaica, come la stantia e pericolosa continuazione del vecchio regime, stessi volti e politiche simili.

Eppure lo spettro ideologico delle due correnti non appare poi così diverso: se Fratelli Musulmani e Partito della Nazione tentano di mostrare anche il loro volto nazionalista e liberale - tanti, ad esempio, i manifesti elettorali dove compaiono donne senza il velo -, l'Alleanza non dimentica la religione e fa frequenti riferimenti all'Islam come strumento legislativo.

A determinare il risultato del voto, sarà anche la particolare divisione tribale libica. Le dinamiche etniche e religiose del Paese non potranno che influenzare il voto, in particolare a livello locale: la struttura della società in comunità tribali, con strette connessioni spesso familiari, porterà molti elettori a dare il voto non tanto al partito quanto alla persona. Un voto individuale, più che ideologico. Nena News