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GAZA

La Palestina nei libri di testo israeliani

Presentato a Ramallah il libro di Nurit Peled Elhanan sulle rappresentazioni della Palestina nei libri adottati nalle scuole superiori israeliane. Ne esce un quadro sconfortante

adminSito
venerdì 13 luglio 2012 08:51

La docente israeliana Nurit Peled Elhanan
La docente israeliana Nurit Peled Elhanan

di Doud al Ahmar

Ramallah (Cisgiordania), 13 luglio 2012, Nena News - Qualche sera fa a Ramallah, in un incontro assai coinvolgente, la nota giornalista israeliana Amira Hass ha introdotto l'ultimo lavoro della sua concittadina Nurit Peled-Elhanan, professoressa alla Hebrew University di Gerusalemme e co-fondatrice del Tribunale Russell sulla Palestina.

A presentare il libro è stata la stessa autrice dopo una breve introduzione in cui la Hass ha ricordato all'audience il privilegio che gode un israeliana come lei di poter presentare i propri lavori a Ramallah, nei Territori Occupati, mentre per un palestinese residente oltre il muro di separazione o a Gaza è vietato di andare a Gerusalemme o in Israele. "E' molto amaro sfruttare i propri privilegi " ha sottolineato la giornalista di Haaretz "perciò cerchiamo di farlo per combattere il Regime del Privilegio nel quale siamo sfortunatamente nati". "Questo libro", ha concluso, "rappresenta uno dei modi per abbattere questo Regime".

"Palestine in Israeli Books: Ideology and Propaganda in Education" pubblicato a Londra nell'aprile 2012, è il lavoro con il quale Peled-Elhanan ha analizzato le rappresentazioni della Palestina nei libri scolastici maggiormente adottati dalle scuole superiori israeliane escludendo quelli in uso presso gli istituti religiosi o d'ispirazione dichiaratamente sionista. Nell'opera, sono stati analizzati i testi di Storia e Geografia ed esaminate le pubblicazioni che vanno dal 1996 al 2009. L'autrice ha sottolineato il carattere semiologico di uno studio che non si ferma solamente alla lingua scritta, ma che prende in analisi anche le rappresentazioni visive e le mappe mentali di cui sono arricchiti i testi.

Il saggio mette subito in evidenza i principi cardine sui quali si poggia la propaganda israeliana e i concetti che costituiscono il fil rouge di tutti i libri di testo: l'antisemitismo, la minaccia araba, il diritto storico degli ebrei a rientrare nella propria terra. "Questi principi non sono mai stati messi in discussione da nessuno, nemmeno dal movimento dei New Historians" non manca di polemizzare la docente.

Ma la principale accusa che la docente muove ai libri sottoposti ad analisi è che i Palestinesi non sono mai presentati come esseri umani ma sempre come un problema. Le immagini che illustrano i testi scolastici non mostrano mai persone fisiche ma luoghi o conglomerati urbani, e gli arabi - la parola "palestinese" non viene mai usata - sono mostrati secondo degli stereotipi razzisti che ne fanno esseri primitivi rispondenti a pratiche tribali e arcaiche, nemici perciò della modernità e al di fuori della legge. A supporto di tali congetture vi sono fotografie evocatrici: metodi di coltivazione della terra ormai superati (gli asini nei campi, l'aratro), situazioni di povertà, degrado e sporcizia o le vecchie abitazioni arabe costruite di pietra bianca e grezza, messe in contrasto con le funzionali e modernissime architetture delle colonie in perfetto stile svizzero dai tetti anti-neve.

Per quanto riguarda i punti salienti del conflitto Israelo-Palestinese, nei testi di storia aleggia sempre l'idea che dal 1948 in poi i palestinesi siano scappati dalle loro abitazioni abbandonando villaggi e terre, e rifugiandosi "altrove" a causa di una potenza assimilabile a una forza naturale o come se il processo si sia autogenerato. Con la stessa sapiente spersonalizzazione della guerra e delle violenze vengono giustificate persino le principali stragi secondo una "logica mitologica" spiega l'autrice. I massacri di Deir Yassin, Kybia, Kaffer Kassim, sono acutamente riportati dai libri, ma si tratta di "eventi" che trovano la loro legittimità storica e militare nel complesso e quasi imperscrutabile disegno dell'Indipendenza e della difesa del popolo ebraico sempre minacciato di essere cancellato.

Per giustificare l'occupazione odierna dei territori si fa appello a una democrazia difensiva che esige il controllo scrupoloso delle "frontiere mobili" che contengono una popolazione pericolosa in termini militari e demografici. Nei testi viene inoltre sempre esaltata la singolarità della popolo ebraico di cui la comunità internazionale è incapace di comprenderne azioni e reazioni. "Nessuno può capire la nostra condizione meglio di noi" è il sottinteso che subdolamente suggerisce agli studenti come il Diritto Internazionale sia inapplicabile nel caso sui generis dello Stato di Israele. Quella che in altri termini si chiama impunità.

Peled-Elhanan insiste poi sulla sintassi e la semantica utilizzate nei testi. I vocaboli non sono mai utilizzati a caso (ad esempio l'uso del termine Terra d'Israele piuttosto che Stato ) così come ne è sempre progettata l'elusione, si veda il caso più eclatante dell'assenza del termine Palestina. Anche se a dire il vero esiste un caso in cui l'aggettivo palestinese viene utilizzato: quando si tratta di associarlo al terrorismo.

Le frasi sono inoltre costruite in una modalità atta a escludere supposizioni o ipotesi di critica mentre un'inclinazione all'accondiscendenza ne decanta i contenuti. I testi somigliano molto più ad un Manifesto militare che a uno strumento educativo, chiosa l'autrice.

La presentazione del libro è stata accolta da un pubblico numeroso ed eterogeneo che l'ha arricchita nel finale con numerose domande. Così si è scoperto che ciò che ha maggiormente sorpreso Peled-Elhanan durante la sua ricerca, non è stato il contenuto dei testi ma il grado di meticolosità con cui questi rispondono a tutte le categorie di razzismo visivo e letterario. Alcune domande hanno infine spinto l'autrice a parlare brevemente della sua esperienza accademica. Come reagiscono gli studenti israeliani ascoltando tali affermazioni durante i suoi corsi? "Non c'è mai stato alcun problema durante le lezioni" ha risposto la docente, "del resto, una volta svelate, certe evidenze non puoi più non vederle". Nena News

Nurit Peled-Elhanan è docente presso la Hebrew University di Gerusalemme. Co-fondatrice del Tribunale Russell sulla Palestina, è stata altresì insignita dal Parlamento Europeo del Premio Sakharov per i Diritti Umani e la Libertà di Espressione.