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CISGIORDANIA

Israele e Anp a caccia degli attivisti

Lo Stato ebraico è in guerra con gli attivisti in Cisgiordania. Il governo di Ramallah taglierà i legami con internazionali che "incitano" contro la leadership palestinese

Luca Salerno
mercoledì 18 luglio 2012 10:39

di Luca Salerno

Roma, 18 Luglio 2012, Nena News. Solo pochi giorni fa il capo del commando centrale israeliano, Nitzan Alon, ha firmato un ordine militare che permette ad una squadra speciale della polizia israeliana, OZ, di cercare, arrestare ed espellere gli attivisti internazionali che, secondo la legislazione israeliana, risiedono illegalmente in West Bank.

L'ordine si applica a tutti i territori occupati, senza alcuna distinzione tra le aree sotto controllo israeliano o palestinese (area A, B o C). Nel caso in cui un attivista sia sospettato di risiedere illegalmente in West Bank può essere fermato dalle forze israeliane e trasferito in una struttura detentiva in Israele. L'ordine non permette la perquisizione delle abitazioni dei "sospettati" a meno che non vi sia l'autorizzazione di un giudice militare.

Non è la prima volta che le autorità israeliane cercano di espellere attivisti internazionali. Già due anni fa le forze israeliane entrarono a Ramallah (area A) per arrestare e espellere un cittadino australiano ed uno spagnolo accusati di risiedere illegalmente nei territori palestinesi. I due fecero ricorso all'Alta Corte di Giustizia Israeliana che sentenziò l'illegalità dell'arresto. Le autorità israeliane, secondo la sentenza, non avevano alcun potere di arrestare gli attivisti internazionali che risiedevano nei Territori Occupati.

Che lo Stato d'Israele faccia di tutto per impedire l'ingresso o la residenza degli attivisti internazionali in Cisgiordania non è quindi una novità. Ciò che sorprende è invece il crescente attivismo dell'Autorità Nazionale Palestinese nel impedire l'ingresso agli attivisti internazionali, in particolare a quelli più critici verso l'operato dell'ANP.

Dopo le proteste della scorsa settimana contro la visita del vicepremier israeliano Mofaz a Ramallah si è assistito ad una escalation delle accuse e delle diffamazioni contro gli attivisti. "Il coinvolgimento dei cittadini occidentali in proteste contro l'Autorità palestinese è del tutto inaccettabile, saremo costretti a tagliare tutti i legami con i non-palestinesi che incitano contro la leadership palestinese" ha affermato un membro della ANP al Jerusalem Post. Alcuni ufficiali palestinesi sono arrivati addirittura a definirli come agenti infiltrati del Mossad o delle potenze straniere, mentre su Facebook è partita una campagna denigratoria contro i giornalisti che hanno coperto la notizia della violenta repressione delle proteste di Ramallah, con l'accusa di essere dei cospiratori internazionali il cui unico obiettivo è la delegittimazione della PA.

Come sottolineato da Jalal Abukhater, in un articolo sul sito Electronic Intifada, "accusando alcuni internazionali di incitamento contro la PA, l'autorità palestinese sta legittimando gli sforzi israeliani nella deportazione degli attivisti. Questo deve far parte del coordinamento della sicurezza israelo-palestinese che si va evolvendo verso un nuovo livello dove gli attivisti internazionali diventano anche loro un obiettivo (da colpire, ndr)".

Il tentativo degli ufficiali dell'ANP di mascherare la crescente crisi di legittimità tra la propria popolazione non può essere oscurata da accuse che appaiono superficiali verso coloro che lottano al fianco della popolazione palestinese. Dopo oltre 18 anni dagli Accordi di Oslo la situazione all'interno dei Territori è innegabilmente peggiorata, la libertà di movimento per i palestinesi si è ulteriormente ristretta con la costruzione del Muro dell'Apartheid e dall'ampliamento delle colonie, la questione palestinese è stata messa in secondo piano nell'agenda internazionale a tutto vantaggio delle politiche israeliane che continuano a profittare dall'Occupazione. Si continua a far affidamento su un processo di pace il cui obiettivo sembra ormai quello di mantenere lo status quo e protrarre l'occupazione in modo indefinito. L'Autorità Palestinese continua a fissare il dito mentre gli attivisti, palestinesi ed internazionali, continuano ad indicargli la luna. Nena News