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TUNISIA

"Ennahda", il rinnovamento può attendere

Bilancio del nono congresso del partito islamista e di maggioranza tunisino, che si é tenuto a metà luglio. Alla guida resta Rached Ghannouchi.

adminSito
martedì 31 luglio 2012 08:04

di Fabio Merone

Tunisi,30 luglio 2012, Nena News - L'appuntamento é degno dell'attesa e gli organizzatori fanno di tutto per dare un'immagine moderna del partito. I leader, soprattutto la vecchia guardia, cerca di far capire ai più impazienti che il partito ha bisogno di questo congresso per riassestarsi. Non é facile digerire in un batter d'occhio il passaggio dalla galera e l'esilio, ai posti di comando. Se la rivoluzione tunisina ha dato il sapore del passaggio epocale, nessuno più dei militanti del partito islamista l'hanno percepito. Del resto l'intervento - ironico come sempre - del carismatico Abdelfettah Mourou lo ricorda in un passaggio del suo atteso intervento alla giornata di apertura: "non riconosco più il nostro movimento...ho lasciati quattro ragazzi sparuti che cercavano spazi per predicare la parola di Dio, li trovo signori e ministri...ho incontrato persino il Ministro degli Interni: e mi ha persino stretto la mano....!"

Un congresso lunghissimo, che si apre il giovedi 12 e dura fino al 16 in tarda nottata. Ma i lavori di spoglio dei voti del consiglio della shura (comitato consultativo) si prolungano fino a lunedi. Cosi bisogna aspettare fino a tarda serata per avere l'annuncio dei risultati. Rached Ghannouchi é stato confermato alla guida del partito senza sorprese; ed é stato eletto il consiglio della shura, composto da 100 membri votati direttamente dai 1025 congressisti. Ai giornalisti viene consacrata una apposita sala stampa ai lati del corridoio "magico" che porta verso una porta a cui nessuno puo' accedere. E li che si svolgono i lavori della commissione annunciati in conferenza stampa dal presidente del congresso Abdelfettah Mekki. I giornalisti sono delusi: filtra poco o nulla. Inutile tentare di fare analisi a margine dei lavori. Le voci dei congressisti e dei semplici simpatizzanti del partito sono univoche: unità nelle differenze. E chi si aspettava un conflitto tra la cosiddetta ala radicale e l'ala moderata, se ne va a casa con un congresso senza pepe e senza sorprese. A Ghannouchi di consolidare il concetto in conferenza stampa: "Nel partito non esistono né salafiti né laici: la nostra é una scelta strategica centrista. Siamo tutti d'accordo sulla democrazia, sulla parità tra uomo e donna, sull'islam e sullo stato nazione tunisino".

In effetti sembra che sia proprio cosi'. Intorno al partito ruotano degli intellettuali di area, molti dei quali composta dalla generazione degli studenti della fine degli anni ottanta che avevano incominciato un dibattito all'interno dell'area islamista poi troncato dalla scelta repressiva del regime. Sami Ibraham é uno di loro:"Non c'é da attendersi nessun cambiamento radicale da questo congresso. Il partito deve in questa fase omogeneizzarsi. Pero' noi rimaniamo vigili perché già oggi é possibile intravedere la premessa del riformismo radicale che ci aspettiamo".

Sami é molto vicino all'area degli islamisti progressisti (che si ispirano alla sinistra islamica egiziana di Hassan Hanafi) che tallonano l'evoluzione del Nahdha da vicino dall'inizio della sua nascita ufficiale nel 1981 come MTI (Movimento della tendenza islamica). Lo sforzo teorico sembra che almeno sia incominciato e non sfugge che nel comunicato finale del congresso (da cui si evincono i maggiori dati politici), il movimento dichiara di ispirarsi oltre che ai riformatori islamisti classici, anche ai riformatori tunisini, come Khareddine Bacha, Abdelaziz Thalbi e Mohammed Taher Ben Achour. Dei pezzi sacri del movimento riformista zituniano che furono emarginati durante il movimento di liberazione nazionale dall'astro nascente di Bourghiba.

Tuttavia se non di un'ala salafita in senso stretto si puo' parlare sicuramente si un'ala conservatrice, rappresentata da Sadok Chourou e Habib Ellouze. I due risultano tra i big del consiglio della shura, cioé tra i primi dieci più eletti. Segno che esiste un nocciolo duro (anche se minoritario) che scalpita e chiede una linea più vincolata alla sharia.

Un'altro grande assente di questo congresso sono i giovani. A parte la loro scarsa rappresentanza negli organi dirigenti (soltanto il 15 per cento degli eletti nel consiglio della shura), si fa fatica a sapere chi siano e come la pensino. A confermarlo é lo stesso Ibraham: "i giovani del nahdha restano un mistero. In mancanza di uno studio sociologico, facciamo fatica a capire chi siano e come la pensino. Nella fugacità del momento di transizione, in cui i quadri del partito ritornati dall'esilio hanno dovuto mettere in piedi in fretta e furia un partito, si é preferiti appoggiarsi alle certezze. E cosi questi giovani che si avvicinavano spontaneamente sono stati trattati con una certa circospezione. Gli osservatori pensano che ci sia un'ala radicale tra di essi che scende in piazza con i salafiti. Ma anche questo non é stato possibile provarlo in questo congresso.

Il consiglio della shura si é riunito domenica 22 per preparare i lavori di elezione dei restanti 50 membri nominati in base a competenze in specifici campi. Non é escluso che si cerchi di recuperare il dato deludente della scarsa rappresentanza sia dei giovani che delle donne ( appena il 7 per cento). Interrogato dai giornalisti Ghannouchi ha dichiarato: " per quanto riguarda le donne avevamo previsto un meccanismo di discriminazione positiva, ma poi le nostre militanti hanno rinunciato. Il congresso ha voluto premiare gli ex prigionieri politici e gli esiliati". E' stato il congresso di risarcimento dei vecchi militanti, quindi. Resta il paradosso che il partito islamico di potere si mostra sempre più, al pari degli altri partiti tunisini, come il partito dei leader di una generazione fà, a cui viene concesso un risarcimento morale per non aver potuto esercitare il potere durante la dittatura (mentre la scena giovanile é sempre più presa di mira con successo dai salafiti).

L'obiettivo vero del congresso, in questa fase di transizione, come dichiarato a chiare lettere dal segretario generale e primo ministro Jebeli nel suo discorso di apertura del congresso, é evitare le spaccature ed arrivare alle elezioni uniti ed ottenere una maggioranza tranquilla "per poter portare avanti il nostro progetto". Alcuni analisti fanno notare che il Nahdha punta nelle prossime elezioni a superare il 50 per cento. Nena News