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CULTURA

Shadi Zaqtan, Palestina della rivoluzione e della quotidianità

Il giovane musicista esponente della "nuova canzone palestinese". Musica folk e testi ispirati dalle conversazioni in strada, ai checkpoint, in prigione.

adminSito
sabato 2 novembre 2013 10:31

di Paolo Lasagna - Arab Tunes

Roma, 2 novembre 2013, Nena News - Una musica evocativa e una poesia senza compromessi sono gli elementi che caratterizzano l'opera di Shadi Zaqtan, giovane cantautore artefice di quella che da molti viene chiamata "nuova canzone palestinese". Considerato agli esordi un interprete pieno di promesse, ha consolidato il suo talento attraverso gli anni sino a divenire uno tra i più credibili artisti della scena musicale araba contemporanea.

Nato in esilio nel 1978 da genitori rifugiati appartenenti all'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), è cresciuto in Oman, Siria, Beirut e Tunisi prima di far ritorno nella terra d'origine stabilendosi a Ramallah. Il lessico poetico ha sempre fatto parte della sua vita; infatti il nonno, Khalil Zaqtan, era un poeta classico, mentre il padre, Ghassan Zktan ,un poeta modernista.

Da sempre appassionato di musica, nel 2005 decide di provare a sperimentare una propria linea musicale servendosi di un linguaggio sonoro poco familiare al pubblico arabo. I suoi brani, eseguiti servendosi unicamente di chitarra acustica e voce, hanno musicalmente molti più punti di contatto con la canzone folk americana che con la musica araba tradizionale.

Perfettamente radicate nella storia e nell'attualità palestinese sono invece le parole che accompagnano questa musica. Spiega Shadi: "Le parole delle mie canzoni non fanno parte di un immaginario privato, ma sono ciò che arriva dalla strada, ciò che si sente dalla finestra di casa o dell'ufficio, il linguaggio colloquiale che parliamo ogni giorno. Credo che la canzone contemporanea palestinese manchi di un certo realismo. Le canzoni che ho scritto raccontano storie che ho sentito in Palestina. Io sono un palestinese che canta per i palestinesi , e non solo per loro".

I testi dei suoi brani sono stati ispirati infatti dalle conversazioni avute con gli autisti di taxi e autobus collettivi, con gli studenti e gli anziani, con i palestinesi che languono ai posti di blocco militari e nelle prigioni israeliane, il popolo che quotidianamente vive la "punizione collettiva" perpetrata dall'occupante.

Egli considera sé stesso un autore di canzoni piuttosto che un cantante o un musicista e, tramite il suo lavoro, vorrebbe ridefinire il profilo dell'artista palestinese: né eroe né vittima, libero dall'idea di libertà. Ama dire a questo proposito: "Sarai libero quando sei libero".

L'attenzione attorno alle sue creazioni è cresciuta poco a poco, anche se in un primo momento il sentimento prevalente da parte del pubblico è stato di cautela. Un grande contributo per la diffusione dei suoi brani è stato dato dal centro culturale Khalil Sakakini di Ramallah che ha invitato Shadi ad esibirsi più volte presso il proprio spazio.

Nel 2010 l'A.M. Qattan Foundation di Ramallah ha patrocinato la realizzazione del suo primo album intitolato "'An balad" ( traducibile "Dal paese"). Il disco, composto da dieci brani eseguiti per chitarra e voce, è stato realizzato con la collaborazione del musicista Imad Sayrafi, anch'egli rifugiato di terza generazione. L'intero lavoro, che riflette la poetica dei due musicisti, oltre ad affrontare temi importanti ed imprescindibili per il popolo palestinese, offre a volte un diverso punto di vista sul quale riflettere.

Afferma Shadi: "Si deve comprendere che il mondo palestinese non è un manifesto rivoluzionario, come molte persone amano pensare. Le nostre sono le aspirazioni di comuni esseri umani che vogliono vivere una vita normale, la vita alla quale ogni persona ha il diritto".

L'album è riuscito a ritagliarsi un posto nel cuore del pubblico palestinese grazie alla semplicità dell'idea, alla forza comunicativa delle parole e a quelle sonorità che avevano in un primo momento sollevato molti dubbi.

Tra i brani che hanno trovato maggior consenso troviamo "Bashoufek Fe Al Balad" e "11.000 Mahlan Fadhi". Nel primo brano una storia d'amore si intreccia indissolubilmente con la tragicità di un occupazione la quale, oltre a impossessarsi della terra, si è appropriata anche del tempo. Il secondo pezzo invece è da molti considerato il capolavoro di Shadi. Undicimila sono infatti i prigionieri palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane. Il testo della canzone vede i prigionieri non solo come combattenti solitari dell'occupazione, ma come parte integrante della vita della Palestina. I palestinesi sono stati privati di loro, vi è un prigioniero di meno in ogni parte della loro vita: tra la folla, nella coda in banca, nella fila per l'acquisto di un falafel, dal barbiere, nella vita notturna, in una serata di gala, in una sedile vuoto durante un viaggio in autobus.

Il 30 marzo del 2013, durante le commemorazioni per la Giornata della Terra, Shadi Zaqtan ha presentato presso l'Al-Balad Theatre di Amman il suo secondo album intitolato "Ghanna' ala al Hagiz" ("Cantare al posto di blocco"). Il nuovo disco, realizzato servendosi nuovamente della collaborazione di Imad Sayrafi, prosegue musicalmente il discorso intrapreso nel lavoro precedente, introducendo alcune novità. Piuttosto che cantare unicamente liriche di sua produzione, in alcuni brani, Shadi ha deciso di affidarsi ad un repertorio più classico musicando poesie di autori quali Yusuf al Khatib ("Qubbara"), Mourid Barghouti ("Watany") e il poeta tunisino As Saghir Walad Ahmad ("Nuhibbu al bilad"). Il brano "Watany" in particolare, le cui musiche nascono da una collaborazione con il musicista indigeno neozelandese Tiki Taane, segna un deciso cambio di registro dal punto di vista musicale.

L'album è stato donato come gesto simbolico agli abitanti del campo profughi di Qalandiya che sta a ridosso del famoso posto di blocco e di quello che viene chiamato muro dell'apartheid.

Nel suo bel libro "L'infelicità araba", il (mai troppo) compianto Samir Kassir accusava i suoi fratelli arabi di concedersi troppo al rimpianto e alla nostalgia per un passato mitizzato, atteggiamenti che considerava causa di un immobilismo esiziale. Riteneva però un eccezione il popolo palestinese, sempre combattivo e determinato, mai disposto ad arrendersi. Shadi Zaqtan è un perfetto rappresentante di questa determinazione. Figlio di una ferita antica mai sanata, non dimentica il passato, osserva attento il presente ed offre, nel suo piccolo, elementi nuovi per guardare al futuro.

L'album "''An balad" è acquistabile on line presso il sito Palestine on line store.
Un esauriente selezione dei brani prodotti da Shadi Zaqtan è ascoltabile in streaming presso la sua pagina REVERBNATION